Superbatteri: intervista al Prof. Roberto Facchini Hernandez

intervista sul tema dei super batteri pubblicata da pianeta medicina e salute

intervista a facchini hernandez medicina e salute

Il problema dei “superbatteri,” ovvero dei batteri resistenti agli antibiotici sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti: soprattutto negli ospedali e nelle case di cura il problema è diventato estremamente serio.

Poco per volta i batteri “imparano” a resistere agli antibiotici, diventando così pericolosissimi per l’uomo: diventa dunque fondamentale disinfettare gli ambienti per debellare i batteri prima che attacchino l’organismo e soprattutto, per fermare la loro tendenza a diventare antibiotico-resistenti.

Si stima che i “superbug”, ovvero i batteri resistenti agli antibiotici, uccideranno 10 milioni di persone entro ill 2050 (Rand Europe e KPMG): una ogni tre secondi.

Abbiamo sentito sull’argomento Roberto Facchini Hernandez, CEO di Infinity Biotech Spa e Visiting Professor Saint George School, impegnato da anni nella ricerca sulle tecnologie per la disinfezione.

“Ci può spiegare il suo doppio cognome?”

“Sono nato a San Gallo, in Svizzera, da padre italiano e madre spagnola: il mio doppio cognome è un omaggio a mia madre, i cui insegnamenti hanno contribuito in modo determinante a farmi diventare un vero e proprio maniaco dell’igiene.

 Fin dalle elementari ero attentissimo ad evitare ogni tipo di batterio, e certamente mi sono ammalato molto meno di tutti gli altri bambini che mi stavano attorno. Dopo anni dedicati alla ricerca su tecnologie che facilitassero le operazioni di disinfezione, ho fondato Infinity Biotech, la cui mission è contribuire in modo determinante a debellare le malattie.

“Infinity biotech produce quindi tecnologie per la disinfezione?”

“Sì, Il nostro punto di forza è l’utilizzo di perossido di idrogeno, stabilizzato senza ricorrere a nitrato d’argento o altri additivanti pesanti, grazie al quale le nostre apparecchiature riescono a sterilizzare ambienti e superfici in tempi ridottissimi.

La soluzione acquosa di H2O2 che le nostre tecnologie utilizzano è veramente molto bassa, riuscendo da un lato a non far correre alcun rischio durante trasporto ed utilizzo, e dall’altro di ottenere comunque lo scopo, che è la distruzione degli agenti patogeni”.

“Sta parlando del “cubo?”

“Il “cubo di Facchini”, così lo chiamiamo familiarmente, sostanzialmente un atomizzatore. Riesce a disinfettare a LOG7, ovvero offre i più alto grado di disinfezione raggiungibile oggi con le apparecchiature in commercio. LOG7 significa 99,99999% di disinfezione.

E’ il risultato di una sperimentazione durata molti anni, che ci ha portato a perfezionarlo fino ad arrivare all’obiettivo che ci eravamo prefissi, ovvero l’essere letali nei confronti dei batteri. Tra l’altro è di facilissimo utilizzo: si pensi che per disinfettare completamente un ambiente a rischio, come una sala operatoria, basta tenerlo acceso per poco più di una mezz’ora.

Utilizzandolo si potrebbe sterilizzarla con frequenza altissima, riuscendo così ad eliminare quasi completamente le malattie contratte dai pazienti in seguito ad interventi chirurgici.

Ma il campo di utilizzo è ovviamente molto più ampio: gli ambienti nei quali è possibile contrarre infezioni sono veramente tantissimi, il mio sogno è arrivare a produrre strumenti a prezzo talmente basso da poterli utilizzare quotidianamente anche in ogni abitazione privata e persino in auto.

Con la ricerca stiamo andando proprio in questa direzione, tant’è che già oggi i nostri prezzi sono alla portata di aziende ben più piccole dei grandi ospedali.

Penso ad esempio ai saloni di tatuaggi, che sono luoghi pericolosissimi dal punto di vista della trasmissione di infezioni batteriche e che invece potrebbero essere sterilizzati a costi veramente bassi.

Ovviamente si tratta anche di educare le persone a riconoscere i luoghi sicuri e ad evitarli”.

“Quindi vi state impegnando anche a fare divulgazione sul problema?”

“Certamente, e credo che informare sui rischi della contaminazione batterica gli addetti ai lavori sia il primo passo verso una capillare divulgazione che oggi, ad esclusione degli ospedali, manca completamente. Gli addetti ai lavori non sono solamente Medici, già abbondantemente informati sul problema, ma anche i semplici amministratori di condominio, gli istallatori di impianti di aria condizionata e gli idraulici.

Per questo organizziamo corsi di formazione aperti a tutti coloro che potrebbero incontrare il problema.

Non è un caso se siamo diventati partner di Wedo, l’azienda del gruppo Gabetti che si occupa della gestione dei condomini.

Lo abbiamo voluto fortemente perché crediamo che questa partnership sia una importante tappa verso la maturazione di una consapevolezza del rischio che oggi manca quasi totalmente nel grande pubblico.

Colgo l’occasione per invitare chi fosse interessato ai nostri corsi di formazione, a visitare il sito www.infinitybiotech.it.”

“Può citare qualche lavoro che avete eseguito?”

“Ospedali a parte, siamo intervenuti in tantissimi ambiti, anche insoliti come la Moschea dell’aeroporto di Istanbul-Atatürk, o gli stabilimenti Ferrari a Maranello, ma anche in situazioni più vicine alla nostra esperienza quotidiana come banche, grandi magazzini ed università.

Tra i nostri clienti vantiamo il gruppo Bnp Paribas, Bnl, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Michelin, Galbani, la Technogym, e tantissimi alberghi, palestre e fabbriche, che grazie a noi hanno sanificato gli ambienti nei quali si svolge la loro attività.

Di pari passo con l’aumento della consapevolezza del problema delle infezioni batteriche e del suo impatto sulla produzione, stanno aumentando le aziende che si rivolgono a noi per risolvere e prevenire”

“Vi sono anche applicazioni nel campo della zootecnia?”

“Stiamo studiando sistemi di disinfezione e sanificazione di stalle ed allevamenti in modo da garantire, ad esempio, assenza di batteri pericolosi nel latte, e comunque per evitare che gli animali contraggano malattie.

 Il problema dell’utilizzo di antibiotici in zootecnia è decisamente sentito, sia dai produttori che dai consumatori.

Diminuire le malattie degli animali significherebbe produrre carne molto più sana ed anche, permettetemi, più buona. Stiamo collaborando con l’Università di Camerino nello sviluppo di tecnologie destinate alla sanificazione ed alla prevenzione delle infezioni in ambito zootecnico.

In collaborazione con il Dipartimento di specializzazione in sanità animale, allevamento e produzioni zootecniche dell’Università di Camerino abbiamo organizzato, già nel 2016, un convegno a Matelica (MC) nel quale l’argomento è stato dettagliatamente trattato.

Già oggi comunque vantiamo tra i nostri clienti aziende di primo piano nella produzione di carni e derivati di origine animale.

 La sanificazione e la disinfezione degli ambienti di confezionamento e lavorazione dei prodotti zootecnici, e soprattutto degli ambienti nei quali gli animali vengono incubati ed allevati rende molto più sicura la produzione con un impatto significativo nella diminuzione dei costi dell’allevamento animale”.

“Concludendo?”

“L’unico modo che abbiamo per difenderci dagli agenti patogeni è debellarli con la disinfezione.

Questi stanno diventando resistenti ai farmaci e quindi sempre più pericolosi.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato il suo allarme su un problema che sta sempre più emergendo nella sua dirompente pericolosità.

Vorremmo contribuire con il nostro lavoro ad evitare una possibile ecatombe planetaria. Pensi che fra pochi giorni guiderò un team di tecnici in Nigeria, chiamato dal governo locale, per una serie di test sulla disinfezione di Ospedali e Alberghi di quell’area del pianeta particolarmente problematica.

di Massimo Radaelli, Direttore Scientifico di Pianeta Medicina & Salute

Pubblicata il: 24/02/2018
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