Legionellosi: piaga del terzo millennio

Pianeta Medicina e salute maggio 2018

COPERTINA MEDICINA E SALUTE MAGGIO 2018

Legionellosi: “piaga” del terzo millennio?

(di Massimo Radaelli)

Quando, sei secoli prima dell’era moderna, ignoti autori misero mano al secondo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana (“Esodo”), alle classiche dieci “piaghe” avrebbero certamente aggiunto “la morte che viene dall’acqua e dall’aria”, se avessero conosciuto l’esistenza della Legionella, il nemico invisibile che incontrollate tecnologie umane stanno portando ad una evoluzione adattativa sempre più rischiosa e purtroppo ancora sottovalutata nei suoi potenziali effetti letali.

La scoperta della Legionella pneumophila risale alla seconda metà del secolo scorso, esattamente al 1976, quando, in occasione di un raduno di ex-combattenti della seconda guerra mondiale, in corso presso il Bellevue Stratford Hotel di Filadelfia, si verificò una epidemia di polmonite che portò a 34 decessi su 221 persone colpite: tasso di mortalità 15%. Fu identificato quale causa un batterio aerobico Gram negativo, che dai “legionari” prese il nome. La fonte di contaminazione fu presto identificata nelle condutture di aria condizionata dell’albergo. La grave malattia polmonare in questione fu battezzata “Malattia del Legionario”, o “Legionellosi”.

Come tutte le infezioni anche quelle da Legionella sono strettamente dipendenti dalle caratteristiche e dall’interazione di agente ospite ed ambiente. Il ruolo dell’ambiente nella genesi delle infezioni aerogene, è stato molto rivalutato sia su pazienti immunocompromessi che su persone sane. E’ il caso della Polmonite da Legionella, che, attraverso la contaminazione di impianti idrici e di condizionamento dell’aria, per aspirazione/inalazione di aerosol contenti il bacillo arrivano all’ospite.

Dalla scoperta sono passati più di quarant’anni e il problema è cresciuto in modo impressionante e al tempo stesso silente, visto che il vecchio adagio secondo cui si trova solo quello che si cerca, trova drammatico paradigma di fronte alla reale invasione di questi microorganismi in tutte le strutture create dall’uomo, contenenti acqua, anche se le patologie da Legionella rientrano poi, a pieno titolo, fra le infezioni aerotrasmesse, visto che la sede anatomica di crescita batterica è pressoché esclusivamente rappresentata dalle basse vie respiratorie.

 Fonti di infezione, modalità di trasmissione e principali fattori di rischio

Come già detto la Legionella è un batterio Gram negativo aerobio, di cui conosciamo oggi più di 50 specie, suddivise in 71 sierotipi, presente in ambienti acquatici naturali e soprattutto artificiali: acque di sorgente, anche termali, laghi, fiumi, da cui raggiungono, trovando un ambiente ideale per svilupparsi, condotte urbane e impianti idrici di edifici, serbatoi, tubature, fontane, piscine, condizionatori d’aria e condotte di condizionamento, che diventano serbatoi disseminatori del batterio, determinando una situazione di grave e crescente rischio per la salute.

La legionellosi viene acquisita per via respiratoria (inalazione, aspirazione di aerosol contenente Legionella), le goccioline contenenti il germe si formano spruzzando l’acqua, gorgogliando aria in depositi di acqua o per impatto su superfici solide. Per la ben nota possibilità delle particelle aerodisperse di raggiungere i diversi livelli dell’albero respiratorio in funzione delle dimensioni (pensiamo al PM10, di cui tanto si parla in tema di inquinamento atmosferico), la pericolosità dell’aerosolizzato acqua/legionelle è inversamente proporzionale alla dimensione delle particelle costitutive: gocce con diametro inferiore a 5µ arrivano più facilmente alle basse vie respiratorie, sede delle infezioni più pericolose.

Fattori di rischio per lo sviluppo di legionellosi sono il fumo di sigaretta, la concomitanza di patologie croniche, problemi immunitari primitivi o secondari all’impiego di farmaci e l’età avanzata. Ovviamente il rischio di sviluppare legionellosi è correlato all’intensità dell’esposizione (concentrazione di Legionella e durata della permanenza in ambienti infettanti) e alla suscettibilità individuale.

Il tasso di mortalità dipende essenzialmente dalla precocità della diagnosi e dalla conseguente appropriatezza del trattamento antibiotico, anche se il crescente fenomeno delle resistenze rende sempre meno efficaci le terapie, e ovviamente dalle condizioni generali del paziente prima dell’infezione, arrivando all’80% nei soggetti immunocompromessi, mentre nel complesso la letalità della legionellosi è oltre il 10% delle forme diagnosticate, dati con ogni probabilità sottostimati perché molto spesso decessi per “polmonite” non vengono approfonditi dal punto di vista etiolologico.

La polmonite da Legionella non ha infatti caratteristiche semeiologiche specifiche, che consentano diagnosi differenziale da altre forme batteriche di polmonite comunitaria: andrebbe quindi costantemente sospettata tra le infezioni polmonari comunitarie e nosocomiali, con conseguente sistematica ricerca diagnostica di laboratorio, il che avviene molto raramente. Non è mai stata dimostrata una forma di trasmissione interumana, infatti tutti i casi sia nosocomiali che non nosocomiali, nei quali è stato possibile individuare la sorgente di infezione, sono stati associati all’inalazione di aerosol contaminati: questo può avvenire sia per la presenza del soggetto in ambiente contaminato, sia come effetto di manipolazione dell’apparato respiratorio (incanulamento delle prime vie respiratorie ecc.).

Potenziali serbatoi e sorgenti di infezione vengono considerati impianti idrici, serbatoi di raccolta d’acqua, condizionatori, docce, rubinetti e apparecchiature respiratorie lavate con acqua di rubinetto. La Legionella può sopravvivere per più di due ore in ambiente aerosolico ed è stata isolata a più di un chilometro di distanza da una torre di raffreddamento. Le particelle veicolate per via aerosolica hanno un diametro inferiore ai 5 µ, e sono quindi in grado di raggiungere gli alveoli polmonari.

 Sintomatologia, trattamento e complicanze

La patologia da Legionella pneumophila si manifesta in due forme:

 • Febbre di Pontiac, non grave;

 • Malattia del Legionario propriamente detta (polmonite).

 La febbre di Pontiac ha incubazione breve (24-48 ore) e si manifesta senza interessamento polmonare, risolvendosi generalmente in pochi giorni. Malessere generale, dolori muscolari, cefalea, gola arrossata, fotofobia e vertigini, nausea e diarrea sono i sintomi prodromici, confondibili con quelli di una “normale” influenza.

 La Malattia del Legionario ha una incubazione da 2 a 10 giorni e si presenta con i segni classici di una polmonite infettiva, senza specificità clinica o radiologica, il che rende ragione della possibile sottostima. Si manifesta con rapido innalzamento della temperatura, dolore toracico, difficoltà respiratoria, tosse produttiva e cianosi. Nei casi di minor gravità l’esordio è subdolo, con febbre, dolori articolari, malessere generale e scarsa tosse, in genere non produttiva. Frequentemente possono comparire sintomi gastrointestinali, cardiaci e neurologici (alterazioni dello stato mentale).

 Tra le complicanze della Malattia del Legionario ci sono ascessi polmonari, empiema, insufficienza respiratoria, CID (coagulazione intravasale disseminata), porpora trombocitopenica, insufficienza renale e shock. Il trattamento della polmonite da Legionella è essenzialmente antibiotico: devono essere usati antibiotici capaci di raggiungere concentrazioni efficaci a livello polmonare e penetrare rapidamente nei fagociti “professionali”, in grado di bloccare la moltiplicazione intracellulare del microorganismo, in attesa che sviluppi la risposta dell’immunità cellulare.

 Gli antibiotici specifici per la Legionellosi appartengono alle classi dei macrolidi (eritromicina e nuovi macrolidi più attivi); anche i chinolonici vengono utilizzati, tutti per via parenterale. I betalattamici (penicilline e cefalosporine), carbapenemi, aminoglicosidi e cloramfenicolo sono da evitare in quanto non raggiungono concentrazioni attive intracellulari.

 

Prevenzione

Come in tutte le malattie, in special modo infettive e contagiose, la prevenzione è la pietra miliare delle strategie e si fonda, nel caso della Legionellosi:


  • sulla adeguata progettazione e realizzazione di impianti tecnologici di riscaldamento dell’acqua e/o della sua nebulizzazione: impianti idro-sanitari, impianti di condizionamento, impianti di raffreddamento a torri evaporative o a condensatori evaporativi, impianti di erogazione di acque termali, vasche di idromassaggio, piscine;
  • sulla periodica manutenzione, con adeguata disinfezione degli impianti a rischio, che può ormai contare su strumenti di estrema efficacia e sicurezza: perossido di idrogeno stabilizzato, secondo la tecnologia messa a punto dalla Ricerca italiana, all’avanguardia mondiale in questo settore.

 Disinfezione: la normativa vigente

“Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” - (Dante Alighieri, Purgatorio, Canto XVI)

 Pare che non sia molto cambiato dai tempi del Divin Poeta: è vero che l’obbligo della disinfezione ambientale è normato in Italia (D. L. 81-08- testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (TUSL), altrettanto vero, però, è che nello specifico della prevenzione delle infezioni da Legionella, il problema assume dimensioni  così importanti da rendere difficili i controlli: impianti di riscaldamento e condizionamento di ospedali, scuole, banche, uffici, grandi magazzini, fabbriche, negozi, aeroporti, aerei, navi, stazioni e carrozze ferroviarie, stazioni della metropolitana, mezzi pubblici, rappresentano altrettanti ambienti a rischio per un problema, la Legionella, ancora ampiamente sottovalutato negli ambienti di lavoro, che si estende ad abitazioni private, condomini, automobili, rendendo inevitabile la necessità di responsabilizzazione a tutti i livelli.

 Il carattere subdolo della legionellosi porta a confondere il problema, come si è detto, con altre patologie più o meno stagionali, ma così come giustamente veniamo abituati fin da piccoli all’igiene personale, al “lavarsi le mani”, è di fondamentale importanza che si instauri una nuova cultura dell’igiene ambientale, unica via per non essere sopraffatti dal “nemico invisibile”, la Legionella in primis, ma non soltanto: pensiamo al fenomeno delle multiresistenze batteriche e delle infezioni ospedaliere, per non correre il rischio serio e reale di un ritorno all’era pre-antibiotica, con pestilenze ed epidemie di manzoniana memoria.

 La necessità di disinfettare, sia preventivamente che reattivamente, ambienti a rischio, deve diventare reale e sentita non come obbligo ma come opportunità: non a caso è nata la nuova figura professionale del “Tossicologo ambientale”, inevitabilmente destinata a divenire Professione del futuro (ce ne occuperemo nel prossimo numero della Rivista). Disinfezione e sanificazione necessitano di più interventi annuali, per evidenti motivi di sicurezza: i nuovi scenari impongono quindi strategie innovative, e in questo la tecnologia italiana è di assoluta eccellenza nel mondo.

 Tenendo presente che il primo presidio nel controllo delle malattie/epidemie è la prevenzione il caso della Legionella è emblematico. La situazione della terapia antibiotica è in continuo divenire. I germi sviluppano sempre più resistenze. Il cattivo uso degli antibiotici non fa altro che aumentare le resistenze. La quantità di risorse economiche fa sì che non vi siano ricerche di nuovi antibiotici: e se la Legionella fosse la responsabile di quella epidemia a livello globale di cui l’umanità attende con preoccupazione l’arrivo?

 Vi sono vari segnali che fanno pensare in tal senso:

 1. Inquinamento ambientale in costante aumento;

2. costante aumento della diffusione di impianti di condizionamenti;

3. scarsità di nuovi antibiotici;

4. aumentate resistenze ai vecchi antibiotici, parallele al loro impiego incongruo. 

Il Perossido d’idrogeno stabilizzato

I normali disinfettanti non risolvono il problema della Legionella o sono stati ritirati dal mercato in quanto nocivi e cancerogeni, e attualmente la comunità scientifica è concorde nell’identificare nel Perossido di idrogeno stabilizzato la soluzione vincente. Il perossido di idrogeno (“acqua ossigenata”) fu scoperto da Louis Jacque Thenard nel 1818 e utilizzato inizialmente come sbiancante; nell’ambiente si può trovare in concentrazioni molto basse, in forma gassosa prodotto dalle reazioni fotochimiche nell’atmosfera ed è presente anche nell’acqua in piccola quantità.

 Si tratta di un composto contenente ioni perossido (O-O)2- caratterizzati da forte potere ossidante. La molecola del perossido di idrogeno contiene un atomo di ossigeno supplementare, rispetto alla molecola di acqua, più stabile, con cui è facilmente miscelabile. Il legame perossido, fra i due atomi di ossigeno, si rompe quando si formano due radicali H-O, che reagiscono rapidamente con altre sostanze, formando nuovi radicali ed avviando una reazione a catena.

 La quantità di perossido di idrogeno in soluzione è espressa in peso percentuale e, ad esempio, per il trattamento delle acque, sono utilizzate concentrazioni fra il 35 e il 50%. Il perossido di idrogeno è usato in svariate applicazioni: in funzione di temperatura, pH, concentrazione, tempo di reazione, catalisi, è impiegato nel trattamento ambientale contro inquinanti differenti e la tecnologia di utilizzo richiede massima attenzione in quanto il perossido di idrogeno può disintegrarsi durante il trasporto, liberando ossigeno e calore; il tasso di distruzione si moltiplica per 2.2 ogni 10°C di aumento della temperatura, e alcalinità e presenza di inquinanti accelerano la sua distruzione.

 La commercializzazione di perossido di idrogeno iniziò nel 1880, nel Regno Unito e ad oggi vengono prodotti annualmente circa mezzo miliardo di kg di questa sostanza. Per la  produzione vengono usati catalizzatori speciali, per garantire che il perossido di idrogeno non sia distrutto dalle sostanze inquinanti presenti nell’acqua. Dal 1920 al 1950 il perossido di idrogeno era prodotto per elettrolisi da idrogeno puro, mentre oggi sono usati processi di autoossidazione, sempre dall’idrogeno. Deve essere trasportato in contenitori in polietilene, acciaio inossidabile o alluminio, particolarmente protetti in quanto il perossido di idrogeno, se entra in contatto con sostanze infiammabili (legno, carta, olio, cellulosa), può dare luogo ad accensione spontanea, preferibilmente, quindi, è trasportato solitamente in forma diluita.

 La tecnologia messa a punto da Infinity Biotech consente peraltro di utilizzare perossido d’idrogeno stabilizzato, con la massima tranquillità: oggi la tecnologia sviluppata da questa giovane ed innovativa azienda italiana rappresenta la più avanzata e naturale soluzione per la disinfezione ambientale di aria, acqua, acque reflue e terreno, per rimuovere sostanze inquinanti e contrastare lo sviluppo batterico, con particolare riferimento alla Legionella.

 In fisiologia animale, peraltro, questa sostanza è rilasciata dai globuli bianchi quando “si accorgono” della presenza di un’infezione: il perossido d’idrogeno ha sia un effetto battericida, che un ruolo di “messaggero chimico”, in grado di richiamare nel sito dell’infezione le altre cellule del sistema immunitario. Il perossido d’idrogeno è un forte ossidante, più potente del cloro, del diossido di cloro e del permanganato di potassio, con un potenziale di ossidazione di poco inferiore a quello dell’ozono.

 La maggior parte delle applicazioni del perossido di idrogeno si basano sulla iniezione in acqua corrente: la Ricerca Infinity Biotech, guidata dal Prof. Roberto Facchini Hernandez, ha messo a punto apparecchiature versatili (“Cubi di Facchini”, in onore dell’inventore), utilizzabili negli ambienti più disparati, senza aggiunta di nessun altro prodotto chimico, per controllare lo sviluppo microbico, aggiungere ossigeno, rimuovere composti di cloro e ossidare inquinanti di varia natura, e senza produzione di composti residui o fango, per il trattamento dell’acqua freatica, dell’acqua potabile e di processo, per disinfezione e rimozione di materiale organico dall’acqua reflua industriale e contrastare conseguentemente lo sviluppo di legionelle e altri patogeni nei sistemi idrici e nelle torri di raffreddamento. 

Infinity Biotech

Infinity Biotech (IB SpA) è un’azienda italiana leader culturale e scientifica nel mondo della disinfezione ambientale, guidata dal Fondatore, Roberto Facchini Hernadez (CEO e Responsabile della Ricerca & Sviluppo) e da Aroldo Curzi Mattei (Presidente), potendo contare su un Comitato scientifico di assoluta eccellenza. IB SpA ricerca e distribuisce prodotti e servizi innovativi al mercato globale della disinfezione e sanificazione, sviluppando e commercializzando nel 2008 iCUBE, perfezionandolo nel corso degli anni fino a completare una linea di prodotti per rispondere alle crescenti esigenze di mercato, in tre modelli: iCube Mini, iCube Basic e iCube Evo.

 ICUBE, in tutte le sue versioni, è di fatto un atomizzatore per la disinfezione “no touch” e viene assemblato (tutti i componenti sono prodotti in Italia) nello stabilimento di IB SpA. iCUBE atomizza INFINITY H2O2, Perossido di Idrogeno stabilizzato naturalmente, senza l’uso di additivanti e materiali pesanti, come argento e oro, quale liquido utilizzabile per la disinfezione da Legionella e altri patogeni di ambienti, superfici, condutture d’acqua, acqua e condotte idrauliche e, di recente approvazione del Ministero della Salute Italiano, anche prodotti alimentari.

 L’abbinamento iCUBE/ INFINITY H2O2, consente di ottenere un grado di disinfezione LOG7 (99,99999%), il più alto grado di disinfezione oggi offerto nel mercato, con l’eliminazione totale di legionelle e altri microorganismi patogeni, atomizzando INFINITY H2O2 in microparticelle di 0.15µ (la concorrenza, nel migliore dei casi, emette Perossido di Idrogeno stabilizzato con argento in particelle di 0.35µ, più comunemente 5µ). Il Perossido di Idrogeno INFINITY H2O2 è atomizzato allo stato gassoso e distribuito uniformemente per ogni cm2 dell’ area interessata senza creare umidità, corrosione e alcun tipo di residui. Radicali Idrossilici OH, responsabili dell’azione biocida, sono prodotti quando INFINITY H2O2 è rapidamente diffuso nell’ambiente.

 Il trattamento non genera VOC (Volatile Organic Compounds) ed ha una rapida degradazione (<99.99%), che si verifica in meno di 15 minuti. INFINTY H2O2 (100% biodegradabile), è il solo prodotto mono-ingrediente, stabilizzato senza sali di argento o altre sostanze addizionali, risultando indubbiamente il più efficiente, efficace ed ultra rapido battericida, virucida, fungicida, sporicida e tubercolocida, con una capacità di eliminazione pari al 99,99999%, prodotto in outsourcing in esclusiva per IB SpA da una società chimica spagnola. IB SpA è la sola società nel mercato ad offrire il suo atomizzatore con il proprio Perossido di Idrogeno. 1 litro di INFINITY H2O2 copre 1.000m3 in un’ora: in un ospedale, ad esempio, una sala operatoria di 100m3 può essere totalmente disinfettata e decontaminata, no-touch e senza “effetto nebbia”, in circa 6 minuti.

Pubblicata il: 22/05/2018
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